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I derivati della Soia

Come si può consumare la soia e quali sono i suoi derivati?
I derivati della Soia

La soia non è altro che un legume

Come ormai è noto, la soia non è altro che un legume, così come lo sono lenticchie, fagioli, ceci, etc. Non è un legume tipico delle nostre zone ma la globalizzazione ha fatto sì che venisse introdotto anche in Italia, in particolare al Nord, dove si utilizza principalmente nell’alimentazione degli animali da allevamento, pur non essendo un alimento specifico per questi animali.

Il suo utilizzo nell’alimentazione umana ha suscitato molte discussioni, in particolare per essere considerato un prodotto geneticamente modificato, ma se si fa uso di una soia biologica il rischio OGM è escluso visto che l’agricoltura biologica non contempla questa possibilità.

In questa ottica la soia può tranquillamente andare ad arricchire la nostra alimentazione, in particolare se seguiamo una dieta di tipo vegetariano o vegano, anche se si tratta di un cibo non  originario della dieta mediterranea (del resto mangiamo anche le banane!), considerando che nelle zone in cui se ne fa largo uso, principalmente in oriente, il tasso di patologie del benessere sembra essere estremamente inferiore rispetto a quello dei paesi occidentali e se adesso sta aumentando è da imputare all’occidentalizzazione dell’oriente stesso.

La soia, quali sono i suoi derivati?

Ma come si può consumare la soia e quali sono i suoi derivati? La materia prima è chiaramente il seme, quindi può essere cucinato esattamente come gli altri legumi, previo ammollo (12/24 ore) e in seguito cotto, anche se tenderà a restare sempre un po’ più duro degli altri legumi.

Per quanto riguarda invece i suoi derivati, quello più noto è senz’altro l’erroneamente detto “formaggio” di soia, ovvero il tofu: spesso considerato insapore e poco gradevole, è in realtà un alimento molto versatile che si presta benissimo alle preparazioni in cucina perchè assorbe i sapori facilmente, ad esempio: basta metterlo insieme a un po’ di aceto di mele, salvia, poco sale e qualche altra erba aromatica a piacimento, riporlo in frigo per un’oretta e si ottiene un tofu con un ottimo sapore. E’ tra l’altro molto ricco di proteine e contiene solo grassi “nobili”.

Un altro derivato è quello impropriamente chiamato “latte” di soia, senza lattosio, ricco di ferro e magnesio, interessante da consumare a colazione, ovviamente senza l’aggiunta di zuccheri.

Poi abbiamo il tempèh, un “panetto” di soia gialla fermentata e in quanto tale estremamente benefico per quel che riguarda la funzionalità intestinale, infatti è consigliato come alimento probiotico. Si può consumare freddo con un filo di limone per chi lo gradisce, oppure in padella accompagnato da funghi o qualsiasi altro tipo di verdura.

 

il tempèh, un “panetto” di soia gialla fermentata il tempèh, un “panetto” di soia gialla fermentata

 

Come il tempèh, anche il miso e il natto sono ottimi probiotici; il primo è una pasta a base di soia, orzo e riso fermentato che aggiunta ad acqua calda diventa un’ottima zuppa. Il secondo è un cibo dal sapore forte, fonte eccezionale di vitamina K2, estremamente utile per prevenire osteoporosi e patologie cardiovascolari.

E per finire Tamari e Shoyu, utilizzati più che altro come condimenti essendo abbastanza salati, e anche in questo caso parliamo di prodotti derivanti da soia fermentata.

Non dimentichiamoci inoltre che il seme può anche essere fatto germogliare e utilizzare i germogli di soia a crudo all’interno di insalate.
Pertanto, bilanciandone l’utilizzo e nel caso in cui non vi siano controindicazioni specifiche, mantenendo una dieta varia, questi cibi possono arricchire la nostra alimentazione.